Archivio per maggio 2010
La vera natura del Guerriero

photo credit Nationaal Archief.
Ne Il Guerriero e la sua imperfezione l’autore secondo me riassume bene la vera natura del Guerriero e perché cammina sulla Via. E per farlo inizia chiarendo subito un possibile fraintendimento in cui potrebbe incappare il profano che si accosta a questi argomenti, per esempio leggendo questo blog o quello dell’articolo citato prima.
L’equivoco è relativo al fatto di considerare il Guerriero un essere completo, raggiunto, illuminato, privo di difetti, senza incoerenze, uno che ha capito tutto della vita. Non è così. Non esistono uomini così, perché siamo tutti mortali e fallaci. Come evidenzia giustamente l’autore, chi pensa così di sé stesso, consciamente o inconsciamente, si illude.
Il Guerriero è in realtà un ricercatore, qualcuno che cerca di riconoscere quello che gli accade e tramite la luce della consapevolezza, l’affronta per integrarla. Vede le sue fragilità, le sue incoerenze, i suoi difetti e cerca di risolverli, di affrontarli, in modo che il giorno seguente abbia un difetto, un’incoerenza o una fragilità in meno.
Ne Il Guerriero e la donna lo stesso autore ribadisce questo concetto con una frase a mio avviso decisamente azzeccata:
Premetto che io non ho soluzioni perché sto cercando faticosamente di spogliarmi della mia corazza e quindi non posso essere altro che uno stimolo.
Il Guerriero è chi sta cercando di togliere la propria corazza (le costruzioni psicologiche che egli a costruito a difesa del suo piccolo e fragile Io), che non ha soluzioni pronte per tutti i problemi, ma che può al massimo costituire uno stimolo per chi lo desidera. Grave sarebbe considerarsi arrivati o cedere all’arroganza e alla presunzione di sapere.
L’allenamento nelle Arti Marziali è un esempio modellizzato del processo di ricerca, che il Guerriero applica anche alla vita. È per questo che l’allenamento marziale è estremamente utile per costruire dentro di sé l’attidudine a percorrere la Via. In palestra o nel dojo ci si allena ogni settimana per imparare le tecniche dell’a.m. che si sta studiando. È un processo lungo, che dura tutta la vita. La natura dell’allenamento marziale è una continua ricerca della “perfezione” che però, come esseri mortali e fallibili, siamo destinati a non raggiungere mai. E lo stesso vale per la vita: probabilmente la passeremo cercando, ma non arriveremo mai a quello che i buddhisti chiamano risveglio.
Nell’allenamento marziale non ci si può nascondere dietro a un dito, come spesso si fa nella vita, dove il non Guerriero preferisce nascondere la polvere sotto il tappeto, oppure dire una piccola bugia per nascondere una piccola o grande mancanza. Nella pratica delle a.m. è (quasi) tutto evidente e non ci si può nascondere.
Questo avviene anche perché esiste il confronto con l’altro (che per di più inserito all’interno di un contesto socio-culturale e di pratica studiato allo scopo di favorire la crescita personale). Il tui shou, o spinta con le mani, è una pratica utilizzata negli stili interni di Kung fu che costituisce il momento di confronto tra due praticanti. Il leggero contatto dei rispettivi avambracci consente di sentire la presenza dell’altro; da quella posizione, attraverso l’applicazione di diverse tecniche, si tenta di sbilanciare e quindi di allontanare l’avversario. Nell’Aikido si parte da lontani utilizzando movimenti codificati: qui il confronto con l’altro è più sottile e non è riconducibile a un mero successo o insuccesso nello “spingere via” l’avversario. Sottili differenze a parte, in entrambe le discipline è fondamentale o imprescindibile la presenza del partner, che da mezzo di confronto diventa uno specchio di quello che siamo.
Sta a noi quindi guardare in quello specchio, con consapevolezza e senza la paura di quello che potremmo vedere, per sviluppare la conoscenza di noi stessi. Come dice Sun Tzu ne L’arte della guerra, si tratta di conoscere sé stessi (ma lo diceva anche Socrate) e il proprio nemico, questo è il modo per uscire vittoriosi da 100 battaglie.
Ma è necessario affrontare questo percorso? Ne vale la pena? A mio avviso è una questione soggettiva, ognuno decide per sé se gli può essere utile o meno, ma ho l’impressione che una volta iniziata a percorrere la Via, difficilmente la si abbandonerà intenzionalmente.