Archivio per giugno 2010
Una questione di fonti

photo credit Paul Martin.
Cercare informazioni. Leggere notizie. Confrontare diverse opinioni. Sono attività di analisi che l’uomo nella sua storia ha sempre svolto, in un modo o nell’altro. Nei tempi recenti un supporto importante per questa attività è dato da Internet. Oramai la disponibilità di informazioni sulla rete è considerevole. Basti pensare a Wikipedia, un’intera enciclopedia online, tradotta in più lingue e libera.
Già, ma chi scrive i contenuti di Wikipedia? Come progetto spinto da uno sforzo comunitario non c’è un controllo centralizzato, anche se è notizia recente il fatto che sarà allestito un gruppo di redattori professionisti, pagato da Wikipedia Foundation per verificare i contenuti. E Wikipedia Germania ha già fatto autonomamente qualcosa del genere. Spesso però ci si chiede quanto sono affidabili i contenuti in essa presenti.
Internet è un mezzo di comunicazione straordinario, che promuove lo scambio di informazioni tra le persone, abbassando il livello tecnico ed economico necessario per far sentire agli altri la propria voce e le proprie idee. Come peraltro suggerisce la parola Web (da World Wide Web), in italiano ragnatela, la relazione di informazione si instaura tra i diversi punti della rete, che sono i singoli utenti. È un bel miglioramento rispetto alle comunicazioni monodirezionali a cui eravamo abituati fino a pochi decenni fa: quelle dei giornali, della radio e della televisione. Così c’è più pluralità e libertà e ciascuno può più facilmente esprimere la propria opinione. L’ultima ondata di novità nella Rete è stata caratterizzata da una forte componente di contenuti creati dall’utente attraverso servizi di blogging, condivisione di filmati e foto o semplici pensierini del momento (i famosi “cinguettii”).
L’affidabilità dell’informazione è una questione importante, soprattutto se l’oggetto della ricerca sono informazioni delicate. Per esempio la ricerca di un investimento o l’acquisto di una macchina: ci sono in ballo diversi soldi. Oppure l’informazione politica e sociale: il rischio è quello di maturare una posizione sbagliata su argomenti importanti. Ancora, nel campo del benessere o della nutrizione è vitale non prendere cantonate.
Come districarsi nel mare di informazioni che ci viene riversato ogni qual volta si esegue una ricerca su Google? Come determinare l’affidabilità di quel che si legge? Anche perché ancora oggi se qualcuno afferma «L’ho letto su Internet!», viene visto come un poveretto che basa le sue conoscenze e decisioni su varianti online di Topolino o de Il Corriere dei Piccoli. Ma le cose non stanno sempre così. Come nel passato, anche nell’era del Web la qualità dell’informazione è legata strettamente alla qualità delle fonti. All’autorevolezza delle stesse. Sono queste la parole chiave che fanno la differenza. Per autorevolezza si intende l’essere autorevole, e cioè la provenienza da parte di persona tenuta in gran conto. Oppure che ha autorità in quel campo, dovuta a una carica o al prestigio.
Quando una fonte è autorevole la si ritiene di alta qualità, affidabile, una di quelle di cui ci si può fidare.
L’importante è quindi informarsi presso una fonte autorevole e non importa se il canale di comunicazione è la Rete. E non è detto che un media tradizionale sia più affidabile di Internet (si pensi alla politicizzazione di giornali e televisioni).
Opinione o informazione?
Un contenuto online (ma anche offline) può riportare opinioni e informazioni. Le prime sono idee che una persona ha in merito a qualcosa, quindi si tratta di elementi soggettivi. Le seconde sono dati (oggettivi e condivisi) a cui è stato associato un significato. Un contenuto le può utilizzare entrambe; solitamente un articolo divulgativo si basa su informazioni, che vengono presentate al pubblico in modo che questi le possa capire; un articolo d’opinione (talvolta può essere filosofico) utilizza come basi informazioni, che possono essere di origine esperienziale diretta (elementi che tutti possono sperimentare nella loro vita, come i sentimenti, le cose di tutti i giorni, la fisicità e così via) o di fonti terze (si pensi a un articolo scientifico divulgativo che riporta leggi fisiche scoperte e dimostrate da altri).
Contenuti e fonti autorevoli
L’autorevolezza di un contenuto è un concetto trasversale alla tipologia di contenuto: un’opinione o un’informazione possono essere più o meno autorevoli. Una fonte autorevole non necessariamente fornisce contenuti autorevoli: se l’autore parla di cose che conosce approfonditamente quel contenuto potrà essere autorevole; ma un autorevole esperto potrebbe parlare di un argomento che è al di fuori del perimetro della sua esperienza principale (quella che fa di lui una fonte “autorevole”): in questo caso il contenuto potrebbe non essere autorevole, benché prodotto da un autore noto come esperto.
Quindi il fatto che una fonte sia autorevole non significa che fornisca sempre e comunque contenuti autorevoli.
Errare humanum est
Inoltre, è bene sottolineare che nessuno è scevro da errori e tutti possono sbagliare. Sbagliano gli autori di media tradizionali, come gli autori di Wikipedia, come chi scrive sui blog, siti d’informazione e altri. L’errore nel contesto di un media informatico comporta la propagazione d’informazioni errate.
Alcuni autori sono competenti, ma sbagliano; altri sono incompetenti e oltre agli errori propagano informazioni errate o mal comprese; altri ancora sono dei ciarlatani in cerca di riscontro, sia esso la notorietà, i soldi o la gratificazione personale. Sulla Rete si trova di tutto.
Nell’eseguire ricerche online spesso si capita su blog o siti di notizie che passano per verità assodate informazioni che non trovano riscontro altrove e di cui è quindi difficile dimostrare la veridicità. Spesso si tratta di informazioni che vanno contro l’idea comune su un dato argomento. Mi è capitato di incappare in questo genere di siti soprattutto cercando notizie mediche e sulla nutrizione. In altri campi è più difficile sostenere idee diverse; per esempio, il prezzo o le caratteristiche di un prodotto possono essere facilmente verificate in prima persona; nel campo dell’informatica non è possibile sostenere idee diverse da quelle vere, perché si può essere smentiti in poco tempo e in modo semplice con un esperimento pratico al computer. Nel campo della salute e della nutrizione questo è più difficile, anche perché non è possibile avere riscontri immediati: generalmente si tratta di problematiche verificabili solo in tempi medio-lunghi.
Le fonti tradizionali
L’editoria tradizionale, in forma diversa, si trova anche online. Il Corriere della Sera.it pubblica gli stessi contenuti della versione cartacea (ho verificato con un campione assolutamente non statistico ma significativo); mancano semmai i pezzi d’opinione o immagini a corredo degli articoli. E la cosa ha sicuramente senso in ambito di un risparmio dei costi. Su Google Books sono presenti versioni elettroniche di libri cartacei. Oggi per esempio ho sfogliato il Manuale di nutrizione clinica. Avrei potuto sfogliarlo in libreria, ma l’ho fatto online. Quanto è autorevole questo libro? Al pari dell’affidabilità dell’editore Franco Angeli e dei suoi autori, medici e professoroni di varie università, centri di ricerca e ospedali. I giornali online hanno affidabilità pari alla versione cartacea.
Ma questo è solo un aspetto della questione, bisogna anche considerare che non ci sono solo i siti web di istituzioni tradizionali, ma una miriade di altre fonti. Dove possiamo quindi trovare contenuti delle fonti tradizionali? Dove è riconoscibile la fonte e quando questa è riconosciuta come autorevole al di fuori della dicotomia Rete / non Rete. Ecco alcuni esempi:
- siti di quotidiani (p.e. Corriere, La Repubblica, La Stampa ecc.);
- siti di ministeri ed enti pubblici in generale;
- i libri su Google Books;
- siti di associazioni riconosciute (p.e. Croce rossa, Altroconsumo);
- altri siti e informazioni che citano fonti affidabili (come quelle sopra).
Fonti autorevoli
Individuare fonti autorevoli non è una questione semplice. Se si chiede a un campione di lettori orientati politicamente e in modo diversi di segnalare un quotidiano obbiettivo si otterranno invariabilmente risultati diversi. Perché alla fine è una questione soggettiva.
Come dire, cambia il canale di comunicazione, ma il meccanismo rimane lo stesso: alla fine l’affidabilità di una fonte è data dalla fiducia che il lettore ripone su un dato autore o editore. Il livello di fiducia può essere influenzato dalla percezione che si ha di quello che pensano gli altri: più persone ritengono una fonte degna di fiducia, più si è inclini a concedere anche la propria.
In definitiva, semplicemente si considera autorevole una fonte che si ritiene tale.
Aggiornamento
Un approfondimento interessante sul concetto di principio di autorità lo trovate in questo articolo da cui cito parte dell’incipit:
Ammetto il rispetto: un’opinione che proviene da un “addetto ai lavori“ deve essere ritenuta più credibile rispetto a quella di un profano o un improvvisato (in tutti i campi), questo non vuol dire che debba per forza essere vera o necessariamente corretta, ma che chi fa un lavoro ha probabilmente molta più esperienza nel suo ambito professionale di chi non lo fa e forma le sue opinioni su altre opinioni che a loro volta chissà dove si sono formate, diciamo che l’addetto ai lavori è fino a prova contraria più adatto a fornire opinioni sul suo campo di interesse rispetto a chi non ne ha titolo.
Il principio d’autorità (la parola del professionista è sacra) era un pilastro culturale del passato.