La Via del Guerriero

Il Guerriero senza armi


photo credit Okinawa Soba.

Ho cominciato a riflettere e a studiare quello che sta attorno alla Via del Guerriero qualche anno fa. Praticavo Aikido da pochi anni e ho maturato la mia visione della Via principalmente attraverso questa esperienza. Poi ho incontrato lo Zen e la meditazione. E dopo ancora altri aspetti della cultura giapponese in particolare e orientale in generale, inclusa l’India. Ho quindi gradualmente cambiato il mio modo di vedere le cose.

Per chi pratica un’arte marziale o una disciplina di derivazione marziale, come Aikido, Karate, Tai Chi o Shaolin, è automatico identificare il Guerriero come una persona dove la pratica marziale è preponderante o comunque presente. Si è portati a pensare che il guerriero che intraprende il lungo cammino per riscoprire sé stesso, e che quindi si imbarca in una profonda ricerca interiore, sia anche e per forza un uomo d’armi. Nell’accezione antica la figura che salta alla mente è quella del Samurai, mentre nei tempi moderni può essere quella di chi segue in parte l’eredità degli uomini d’arme dei tempi antichi, cioè chi pratica una qualche arte marziale.

In altre parole, il Guerriero è nell’immaginario dei praticanti di arti marziali non solo chi cerca di conoscere sé stesso ma anche e imprescindibilmente qualcuno che studia tecniche di combattimento, strategie di lotta e si allena sul tatami o dentro una palestra. I due aspetti vengono immaginati legati tra di loro in modo indissolubile.

È vero, come già evidenziato in passato, che la pratica marziale è uno strumento ottimale per lavorare su sé stessi. Solo per dirne una, si è obbligati a relazionarsi con un Maestro e i compagni di pratica. Ogni confronto con l’altro è occasione di crescita, se viene impostato dall’istruttore in modo corretto (e ci si aspetta che in una sessione di allenamento di arti marziali questo accada regolarmente).

Ma gli elementi di combattimento dell’a.m., nei tempi moderni non ha ragioni forti d’esistere come in passato. Nel periodo feudale giapponese conoscere un’arte marziale poteva decidere tra la vita e la morte. Oggi non è più così e le a.m. sono sopravvissute nei tempi moderni principalmente come discipline educative. Si può facilmente capire il perché considerando qualche punto:

  1. la società odierna è sicuramente pericolosa, ma decisamente non come il periodo feudale giapponese (o anche qualche centinaio di anni fa nei paesi che oggi ospitano Stati gli moderni) — la necessità reale di ingaggiare un combattimento per la strada è modesta, a meno di andarsela a cercare.
  2. Con l’introduzione delle armi da fuoco non c’è tecnica di combattimento che tenga, dato che chi impugna un’arma ha un vantaggio troppo superiore.
  3. Si consideri una situazione critica che avvenga per la strada e che sfoci in un confronto fisico. Magari l’antagonista è un ladro o un rapinatore. La legge consente di difendersi, ma per invocare la legittima difesa questa deve essere proporzionale all’offesa. Si ipotizzi che per neutralizzare un’aggressione si impieghi una proiezione di Aikido: il rapinatore finisce a terra ma batte la testa, oppure cade male e si spezza una spalla (lui non è allenato a recitare la stessa tecnica come Uke). C’è il rischio che l’aggressore ci denunci per eccesso di legittima difesa e che vinca pure la causa.

Le arti marziali sono uno strumento di crescita, ma non solo l’unico: si può percorrere la Via del Guerriero anche senza. Le a.m. sono preziose, perché possono coinvolgere determinati segmenti di persone, perché si sentono attratte da questo tipo di attività e ne trovano piacevole la pratica. Io stesso, che non sono certamente uno sportivo (da ragazzo non mi piaceva nulla, tranne lo skateboard) ho trovato la pratica di Aikido e Tai Chi coinvolgente.

L’importante è trovare una disciplina che piaccia a sufficienza perché si riesca a rimanere costanti, una caratteristica essenziale per avere successo in questo e in altri ambiti della vita.

Il Guerriero è quindi solo incidentalmente anche un combattente e talvolta può non esserlo. Ci sono Guerrieri molto dediti alla Via anche in altri ambiti. Penso a certi monaci Zen, psicologi e altri ricercatori dello spirito umano. L’elemento marziale non è qualificante della figura del Guerriero; lo è molto più l’intenzione alla ricerca.

Nonostante questo, nessuno parla della Via del Ricercatore. Qualcuno usa il termine La Via senza nome, definizione sicuramente interessante.

Continuiamo a utilizzare il termine Guerriero, ed è corretto se si considera che il combattimento comunque c’è ed è contro il nostro ego. L’elemento di lotta comunque esiste, ma assume forme diverse da quelle utilizzate nel praticare l’arte marziale. Si tratta di lotta psicologica. Combattiamo o simuliamo un combattimento in palestra e sul tatami, ma le azioni che stiamo compiendo non ci qualificano come Guerrieri. È il continuo lavoro interno del nostro subconscio, favorito e ingaggiato dai movimenti che pratichiamo, la vera lotta.

In conclusione, si può combattere anche stando fermi, magari seduti in posizione del loto oppure sotto un baobab. Si può lottare facendo i mestieri di casa o la spesa. Si può guerreggiare in una seduta di spinning o di corsa. Non dobbiamo per forza praticare un’arte da combattimento.
Rimaniamo comunque dei Guerrieri, anche se non giochiamo alla guerra.

Scritto da Max

22 settembre 2010 a 9:48 pm

Pubblicato in il guerriero e la Via

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