La Via del Guerriero

Archivio per novembre 2010

Il mito del popolo immortale

Ecuador photos (1994-1999)

Ogni tanto, piccole e oscure zone del mondo salgono agli onori della cronaca, per via della longevità dei propri abitanti. Sacche di eterna giovinezza, degli Shangri-La sparsi per il mondo. Grazie a un recente articolo de Il Corriere della Sera, in questi giorni è il turno della valle di Vilcabamba, nell’Ecuador, dove nonostante alcol e fumo gli anziani sembrano vivere una vita molto attiva. Anche sessualmente, sottolinea maliziosamente il pezzo.

Non è la prima volta che sento parlare di questo posto, ma in precedenza ne avevo avuto notizie diverse. Leggendo su Internet avevo infatti trovato descrizioni incredibili di questo e di altri posti simili. Luoghi popolati da esseri umani in grado di vivere a lungo. Molto più a lungo dei record che siamo abituati a sentire. Età bibliche, che raggiungono anche i 130-140 anni. E il merito di questa longevità sarebbe da attribuire al giusto stile di vita: poche calorie, moltissimo movimento, aria buona e ad una dieta strettamente vegana. Ai tempi non potei approfondire perché il nome del luogo era scritto con un errore ortografico: “Villacabamba” e i motori di ricerca venivano ingannati restituendo poche informazioni.

L’articolo di recente pubblicazione mi ha dato quindi il giusto riferimento e l’occasione per fare qualche approfondimento, per scoprire che questo popolo alla Rete non era affatto sconosciuto e, anzi, come cercando sia in realtà possibile trovare diverse informazioni. Per scoprire la verità su questi ultracentenari e sul loro stile di vita estremamente salutare.

Un mistero svelato

primi studi su questa popolazione iniziarono negli anni ’70 e subito gli scienziati furono impressionati dalla longevità degli abitanti (tra l’altro quasi tutti di lontane origini europee). Molti anziani dichiaravano più di cento anni e i registri di nascita e morte lo confermavano. A metà degli anni ’70 furono pubblicati dei libri e l’interesse turistico per l’area crebbe notevolmente.

I primi dubbi però si presentarono subito: gli scienziati, tornati nella zona l’anno successivo, si insospettirono perché le stesse persone intervistate l’anno prima dichiaravano ora un’età molto diversa. Per esempio, un uomo nel 1970 dichiarò di avere 122 anni, mentre l’anno successivo lo stesso uomo asserì di averne 134. Iniziò quindi un’analisi molto più approfondita della situazione che culminò alla fine degli anni ’70 in una ricerca che indicava che in realtà a Vilcabamba di centenari non ne esistevano e che la media dell’età delle persone che dichiaravano più di cento anni era di soli 86 anni. Fatte le debite proporzioni, a Vilcabamba l’aspettativa di vita era inferiore a quella degli Stati Uniti.

Il fatto che i nomi di nonni e nipoti spesso coincidevano, in una comunità così piccola, aveva ingannato i primi ricercatori che erano entrati in contatto con gli abitanti della zona. Inoltre pare che questi tendessero a esagerare l’età per guadagnare prestigio sociale. Inoltre, se è pur vero che a Vilcabamba effettivamente c’è un’alta concentrazione di persone di terza età, si è scoperto che questo è dovuto anche a un fenomeno classico, a cui assistiamo anche in Italia: i giovani lasciano il paese mentre ci ritornano da vecchi.

In sudamerica non c’è quindi nulla di magico, ma qualcosa di molto simile al nostro Cilento, a Creta o ad Okinawa.

Vegani o no?

Dicevamo però della supposta dieta strettamente vegana che caratterizzerebbe i pasti degli abitanti di Vilcabamba. Approfondendo anche questo aspetto è emerso che anche questa è una… esagerazione, questa volta a carico del blogger che pubblicò l’informazione. Per prima cosa, come mette in evidenza Il Corriere della Sera, gli abitanti di Vilcabamba fumano e bevono litri di rhum. Decisamente un aspetto poco salutare (anche se tecnicamente non si tratta di sostanze animali, sono comunque lontane da quella filosofia di vita).

Ma l’informazione risolutiva la trovo nel libro The Vilcabamba Diet, che descrive uno stile di vita salutare ispirato a quello degli abitanti della zona. Già nelle prime pagine fornisce qualche indicazione precisa:

They eat a lot of fruit, vegetables and protein derived foods (chicken, eggs, turkey, fish, etc.). Their carbohydrate intake is cut to a maximum of rice, pasta, bread, and other natural foods. They drink mostly water, natural fruit juices, and milk. Everything they eat and drink is composed of natural, non-processed, non-canned, and non-preservative containing foods.

Non proprio una dieta vegana; anzi, neanche vegetariana. Sembra proprio una Dieta Mediterranea originale, che include carne bianca e pesce, oltre a latte e uova. Insomma: niente di nuovo e nulla di speciale, si tratta di cose che la nostra cultura culinaria / di stile di vita, recentemente divenuta patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco, aveva già consolidato ben prima degli anni ’70.

Sebbene sia stato dimostrato che a Vilcabamba l’età degli anziani non è niente di eccezionale, rimane il fatto che la loro qualità di vita è significativa e che sono attivi e arzilli anche a tarda età. Cosa che spesso non succede in altri posti, anche se più moderni e occidentali. Ma questo non è dovuto ai benefici della dieta e della filosofia vegana, dato che questi abitanti semplicemente non adottano questo stile di vita.

Acqua dell’eterna giovinezza

Un altro aspetto “evocativo” presente nell’articolo de Il Corriere della Sera è l’indicazione che l’acqua possa essere, in parte, un elemento che contribuisce alla longevità e alla vitalità degli abitanti di Vilcabamba. Pare che l’acqua sia ricca di antiossidanti naturali: una sorta di fonte della giovinezza.

Io mi sono fatto però un’idea diversa: come evidenzia il libro La dieta mediterranea anzi italiana gli antiossidanti sono di due tipi: enzimatici e introdotti con il cibo. Le difese antiossidanti sono essenziali per combattere i radicali liberi, che sono sostanze di scarto prodotte dall’organismo in seguito ai processi metabolici e che tendono a deteriorare le cellule, favorendo l’invecchiamento, l’aterosclerosi, l’insorgenza delle malattie degenerative e forse del cancro. Le difese antiossidanti enzimatiche si sviluppano con l’esercizio fisico, meglio se moderato. Gli antiossidanti del cibo sono di secondaria importanza: non hanno un effetto così significativo come quelli enzimatici.

A questo punto ripenso allo stile di vita degli abitanti di Vilcabamba: sempre in movimento. Per coltivare la terra, per passeggiare, per ballare e fare sesso. Un allenamento forse leggero, ma costante e continuo. Racconta uno dei nativi, che per mantenersi in forma camminava fin sulla cima dei monti componendo poesie a memoria. Un modo di allenare il corpo e la mente.

Con tutta questa attività il fisico dei Vilcabamba è asciutto e snello, sicuramente pieno di difese antiossidanti. Che effetto aggiuntivo possono avere quei pochi e meno efficaci antiossidanti assunti con l’acqua della giovinezza?

Scritto da Max

30 novembre 2010 alle 9:33 am

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