Alcol, droghe e guerrieri

photo credit Okinawa Soba.
La prestigiosta rivista inglese Lancet pubblica uno studio dell’organismo indipendente Independent Scientific Committee on Drugs, che propone una classifica di pericolosità delle droghe. Lo studio si riferisce alla Gran Bretagna.
La pericolosità indicizzata dallo studio è relativa sia al rischio del singolo individuo su sé stesso che in relazione alla società. Per le persone i rischi valutati sono stati fisici, psicologici e sociali. In queste categorie troviamo la mortalità e i danni strettamente legati alla sostanza stupefacente, gli impatti sulla mente, la dipendenza e la perdita di contatti sociali. I rischi per la società sono stati suddivisi in fisici/psicologici e sociali, come criminalità, danni all’ambiente e costi economici.
In una scala da 1 a 100 l’alcol risulta la droga più pericolosa, con quota 72. A seguire l’eroina e il crack, rispettivamente a quota 55 e 54. La cocaina è invece a quota 27, mentre il tabacco è a quota 26. La cannabis è a quota 20 mentre l’ecstasy, l’LSD e i funghi chiudono la classifica.
Dallo studio risulta che il primato di classifica guadagnato dall’alcol è dovuto per la maggior parte da rischi legati alla società. Più dannosi per la persona eroina e crack. A ogni modo l’alcol rimane un cancerogeno ben conosciuto: basta un bicchiere di vino al giorno per aumentare i rischi di cancro.
Lo studio somma rischi individuali e verso la società perché è orientato alla classe politica: per sensibilizzarla sul costo sociale dell’alcol e per promuovere una campagna di informazione per la popolazione. Nelle conclusioni dello studio viene infatti sottolineato come la classificazione di pericolosità ufficiale in vigore in Gran Bretagna non sia basata solo su considerazioni relative al danno (deve quindi includere anche altri elementi, come riflessioni di tipo politico e sociale).
Ma anche nel continente, e in particolare qui in Italia, come stanno le cose? Anche nel nostro paese la percezione dell’alcol non è adeguata, anche se non abbiamo la brutta abitudine degli inglesi, che amano infilarsi nel pub subito dopo l’uscita dal lavoro. Nonostante questo prendiamo alcolici e superalcolici alla leggera.
Droghe legali
Quanti pensano al boccale di birra a una droga, ritenendolo forse più innocuo di uno spinello? Invece, stando ai dati del rapporto, quest’ultimo è tre volte meno dannoso dell’alcol. Eppure l’alcol è classificato come vera e propria droga, al pari di eroina ed LSD. E dà anche dipendenza, anche se in misura minore rispetto ad altri tipi di droga (mentre l’LSD non ne darebbe, stando ai dati del rapporto).
Tra tutte le droghe esistenti, l’Italia come altri stati ha definito come legali l’alcol e il tabacco. Assoggettandole tra l’altro al monopolio di Stato. Mentre entrambe sono più dannose di droghe illegali come la cannabis o LSD. Addirittura quest’ultimo è tre volte meno dannoso del tabacco.
È curioso rilevare che una delle due droghe legalizzate è anche la più dannosa in assulto e che l’altra, il fumo, si attesta in buona posizione a metà classifica.
Incongruenze storiche
Mi fa sorridere tornare indietro con la memoria a quei ben pensanti che tra gli anni ’80 e ’90 si scagliavano (direttamente o indirettamente) contro il drogato di turno, per poi accendersi una bella sigaretta e avviarsi verso casa per bere un bel bicchiere di vino a pasto. A quante campagne informative contro la droga abbiamo assistito, mentre nei locali pubblici era consentito fumare e anche chi non era fumatore era costretto al fumo passivo degli altri? E magari in quei locali pubblici si servivano anche superalcolici.
E che dire di quei bravi genitori che ancora oggi offrono un bel bicchiere di vino ai figli durante il pasto, per “fare buon sangue”, oppure perché tutto sommato un po’ di vino bianco con il pesce ci sta bene. Oppure ancora chi propone lo champagne per festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo?
Non si capisce a questo punto sulla base di quali elementi alcune droghe siano legali e altre no. Non si riesce a trovarne uno schema scientifico e logico, se non guardando alla tradizione culturale della nostra società: alcol e fumo sono parte dei nostri comportamenti sociali da diverse centinaia di anni e non è facile lasciarseli alle spalle. Anche se la scienza oramai le ha inquadrate abbastanza precisamente come sostanze a rischio.
Confidiamo che studi come questi riescano nel loro intento di sensibilizzare la classe dirigente ad attuare una politica che, senza arrivare a un proibizionismo controproducente, perlomeno porti la coscienza comune a contestualizzare il rischio e il danno potenziale delle potenti droghe legali, l’alcol e il fumo.
Droghe e guerrieri
Tra i principi del buddhismo troviamo tra le altre l’indicazione di non consumare alcol o sostanze che alterano la lucidità mentale. Ancora una volta il buddismo, che qui utilizziamo non come religione ma come filosofia di vita, mostra di poter offrire elementi interessanti e in armonia anche alle posizioni scientifiche moderne, nonostante la nascita del Buddha risalga a 2500 anni fa.
Per il Guerriero che utilizza la propria mente per fare chiarezza dentro di sé l’utilizzo di droghe è controproducente: l’uso di queste sarebbe semplicemente un atto di incoerenza. Non solo prima e dopo la meditazione, ma in tutti i momenti del giorno, dato che la presenza mentale a cui mira lo Zen (e altre discipline orientali) dovrebbe essere esercitata in ogni momento della giornata.
Per una persona che investe la propria energia in un allenamento psicofisico, come può essere la meditazione, la pratica marziale o uno sport, l’impegno di parte delle proprie risorse per sopportare il consumo di droghe appare sciocco. Ho conosciuto praticanti di a.m. che ancora sono schiavi della sigaretta, ma spero che con il proseguire della pratica e l’aumentare della consapevolezza troveranno la forza di liberarsi di questa dipendenza.
Alcuni sono convinti di fumare e bere in modo consapevole, di aver fatto la scelta volontaria di consumare droghe. Rispetto chi la pensa così ma mi chiedo quanto veramente queste persone siano libere; chi sceglierebbe volontariamente di farsi del male? Forse chi pensa così non ha ancora sviluppato adeguatamente il proprio percorso di consapevolezza. Ma io non lo posso dire. È un argomento su cui mi piacerebbe avere il parere di un esperto, magari uno psicoterapeuta, che sa come funzionano certi meccanismi mentali. Non è escluso che in futuro riprenda l’argomento cercando conferme da fonti valide.
Molto più diffuso, anche tra i praticanti di a.m., il consumo più o meno “consapevole” di bevande alcoliche. La definizione “consumo consapevole di bevande alcoliche” prevede che chi lo consuma sia a conoscenza di rischi e danni provocati da questa sostanza, ne sia appunto consapevole. Ma anche qui, dato che anche il consumo di un bicchiere di vino a pasto non è privo di rischi, chi deciderebbe volontariamente di farsi del male? Tra fumo e alcol vedo comunque, nella mia osservazione molto empirica delle persone che mi circondano, molto più permissivismo nel secondo rispetto al primo. Tante persone che conosco non fumano assolutamente, ma ogni tanto bevono con piacere, forse senza sapere che sia alcol che fumo creano dipendenza e che il primo sia molto più dannoso del secondo (e comunque sempre meglio la cannabis del tabacco — dati dallo studio sopra citato, limitatamente all’impatto sulla salute personale).
Devo dire che io per certi versi mi sento fortunato perché il fumo non mi ha mai interessato, anzi mi ha sempre dato abbastanza fastidio. Una volta mi fu offerta una canna, che non accettai. Mi è sempre sembrato assurdo respirarsi delle cose puzzolenti come le sigarette. Però devo dire che quando mio padre fumava la pipa mi sniffavo i diversi tipi di tabacco che aveva in casa. Quelli si che erano gradevoli all’olfatto! Dopo un po’ però mi girava la testa.
Mi ritengo fortunato anche sul fronte dell’alcol perché anche in questo ambito non ho mai avuto molto interesse, forse per via di un incidente di una bottiglia di vino scambiata per coca-cola, accaduto da bambino. Comunque sia, mi sono accostato all’alcol durante l’età critica, principalmente perché i miei amici bevevano. Ma invece di vino e birra mi piacevano i superalcolici, specialmente se aromatizzati alla frutta. Come se una fiammella di naturismo continuasse a condurre le mie azioni e il mio gusto. Dopo una fase di vino bianco e pesce, oggi non compro più alcolici, non ne bevo quando sono ospite a casa d’altri e quando esco la sera ripiego su un succo di frutta al mirtillo.
È più salutare e mi piace anche di più.