Archivio per giugno 2011
Sullo sviluppo del ki

photo credit Sunshine Junior / Ken.
Nelle culture tradizionali orientali si ritiene che sia possibile aumentare l’energia vitale attraverso specifiche pratiche fisiche e mentali. Sebbene alcune di queste siano legate ad antiche credenze, perlopiù infondate, la Scienza moderna sta avvalorando alcune di queste discipline dimistrandone l’efficacia in merito a taluni parametri della salute.
Il Qi Gong (o anche Chi Kung) è un’insieme di pratiche ed esercizi che tramite concentrazione, meditazione e controllo del respiro si è dimostrato essere un efficace strumento per la coltivazione dell’energia vitale, per il benessere e addirittura per l’amplificazione degli effetti dei medicinali in taluni tipi di terapia. Talvolta si traduce semplicemente Qi Gong in “coltivazione del chi” o “sviluppo del ki”.
Anche nel contesto dell’Aikido esistono esercizi specifici per la coltivazione del Ki. Sebbene il Ki nell’Aikido sia molto importante (tanto è vero che è una “sillaba” che ne compone il nome) ci sono stili di questa disciplina che mettono ancora di più in risalto questo elemento, come nel caso del Ki Aikido.
L’energia vitale e la sua coltivazione può essere intesa a livello di semplice benessere o anche come forza da applicare in un contesto marziale. Qui per forza si intende la forza elastica tipica dell’ Yi Quan: una forza reattiva e adattiva, psicofisica e non muscolare, che non ha niente a che vedere con la forza bruta. Nell’Aikido, il termine Ki può essere reso come intenzione, forza di volontà, determinazione.
Osservando alcuni esercizi del Ki Aikido [1] e quelli dell’Yi Quan si possono cogliere alcuni elementi comuni, anche se le pratiche sono specifiche di due differenti tradizioni.
L’elemento comune tra queste due discipline cinesi e giapponesi è la sperimentazione, l’acquisizione di capacità tramite il processo esperienziale. Si vive l’estremo Yin e poi l’estremo Yang, si prende coscienza di questi due limiti, e li si mette in relazione. Lo sviluppo dell’energia avviene sondando gli estremi attraverso esercizi e movimenti specifici.
Ma lo sviluppo del Ki avviene anche utilizzando posture statiche.
È il caso dello zhan zhuang, talvolta tradotto come “esercizio del palo”. I maestri ritengono che questa posizione, con le gambe leggermente flesse e le braccia arcuate in una sorta di abbraccio, stimoli dolcemente il sistema cardiocircolatorio; che sviluppi i muscoli senza creare una situazione troppo anaerobica.
Svolgendo l’esercizio ad occhi aperti e in uno stato di concentrazione mentale, diviene una sorta di meditazione in piedi.
Bibliografia
[1] William Reed, Ki – guida pratica allo sviluppo dell’energia vitale, 1989-2008, Edizioni Mediterranee