Il gusto di essere felici (2)
[proseguono la citazioni dal libro "Il gusto di essere felici" di Matthieu Ricard, qui la prima parte]
La forza di cambiare
Secondo una citazione riportata nel testo, pare che la psicologia abbia compiuto solo pochi e sporadici sforzi per occuparsi di individui che non soffrono di nessuna patologia. Ricard ci dice che «per il buddismo è un approccio insufficiente, in quanto un gran numero di emozioni conflittuali è considerato come disordine mentale. [...] Di conseguenza il concetto di addestramento mentale fa parte delle preoccupazioni ricorrenti dell’uomo moderno molto meno del lavoro, delle attività culturali, dell’esercizio fisico e degli svaghi. L’insegnamento dei valori umani viene generalmente considerato di pertinenza della religione o della famiglia.» Come dice il Dalai Lama: «Si vorrebbe che la spiritualità fosse facile, rapida e a buon mercato.»
Prosegue Ricard: «Dobbiamo riconoscere che nei confronti del cambiamento abbiamo una resistenza molto forte. [...] Nella maggior parte dei casi non vogliamo neppure sentir parlare della possibilità di cambiare, e deridiamo chi cerca una soluzione alternativa.»
Ricard solleva quindi un punto molto importante: è vero che nessuno desidera essere in collera, geloso o orgoglioso, ma quando capita si usa spesso il pretesto che «in fondo sia normale, che faccia parte dell’esistenza.» Perché dunque cambiare o cercare alternative, quando dovremmo invece essere autenticamente noi stessi! E per fare questo cerchiamo divertimenti, svaghi oppure cambiamo auto o partner, ci «ubriachiamo di cose superflue». Tutto pur di non confrontarci con la realtà, perché costerebbe fatica.
Il punto è che (con le parole dell’autore) «un atteggiamento del genere sarebbe giustificato se fossimo veramente soddisfatti del nostro destino». Ma è davvero così?
Ricard ci dà una speranza: «se iniziamo il lavoro introspettivo, ci rendiamo conto, tuttavia, che la trasformazione non è poi così faticosa».
Meno male…
[continua]