Archivio per settembre 2011
L’Olocausto degli Animali
Personalmente, non sono vegetariano. Seguo una Dieta Mediterranea moderna, vicina all’alimentazione naturale. Come suggerito dai nutrizionisti, limito notevolmente l’apporto di cibi di origine animale. Per mia scelta, mi tengo ai livelli minimi. Nella sostanza la mia dieta è una specie di latto-ovo-vegetariana con l’aggiunta di un po’ di pesce ogni tanto.
Sebbene alcuni vegetariani o vegani non mi piacciano affatto, non si può dire che alcune loro considerazioni siano prive di fondamento. In particolare mi ha colpito una frase riportata sul flyer di una manifestazione vegana:
«Un giorno i nostri figli ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?”. A quel punto non potremo usare la stessa giustificazione, per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo» Helmut F.Kaplan.
Il riferimento all’Olocausto degli Ebrei da parte dei nazisti è chiaro (Kaplan è tedesco) e centrato. E ti spinge subito a ragionare.
Fino a poche centinaia di anni fa era normale avere schiavi neri; queste persone venivano considerate dei selvaggi e primitivi, forse più vicini alle scimmie che all’uomo. Nella metà del secolo scorso un’intera nazione riteneva la razza ariana superiore a tutte le altre e con questa scusa aveva avviato uno sterminio, che dagli Ebrei probabilmente si sarebbe poi esteso ad altri gruppi di persone. Hitler non aveva una grossa considerazione degli italiani e gli abitanti del Sud dell’Italia venivano considerati imparentati o affini agli africani.
In tempi più recenti, le donne italiane hanno dovuto attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale prima di poter votare. In Portogallo hanno dovuto addirittura aspettare la metà degli anni ’70.
L’omosessualità è uscita da poco dalla categoria delle malattie mentali per essere riconosciuta come un’orientamento umano accettabile. Gran parte dell’Europa ora prevede la possibilità di unioni civili; alcuni addirittura consentono il matrimonio [fonte].
La mentalità dell’uomo medio della metà del 1800 negli Stati Uniti era propensa a ritenere lo schiavo nero affine alle bestie da soma, uno strumento da usare a propria discrezione. Se ci mettiamo nei panni di una persona di quell’epoca, non ci sembrerebbe assurda l’emancipazione che vediamo oggi? Neri, donne e omosessuali non solo sono riconosciuti, ma sono anche tutelati dalla legge e hanno diritto di voto. Donne e neri sono avvocati, medici e giudici della corte suprema. Un aristocratico bianco del 19° secolo si sarebbe fatto difendere, curare o giudicare da queste persone?
Ci sembrerebbe assurdo come a qualcuno sembra assurdo oggi pensare che gli animali possano avere dei diritti.
Dice Luca Cavalli-Sforza:
«La maggior parte di noi ritiene che il diritto alla sopravvivenza dei polli e dei porci giunga a termine davanti al nostro piatto».
È evidente che quella della maggioranza delle persone è una posizione antropocentrica, forse promossa da una certa idea, diffusissima in occidente e non solo, che l’uomo sia al centro della vita, del mondo e dell’universo.
Certezze che nel corso dei secoli si stanno sgretolando sotto i colpi della ricerca scientifica. Non siamo al centro dell’universo e anche il recente report “Assessing the environmental impacts of consumption and production” dell’ONU [PDF] ha evidenziato che se continuiamo a consumare a questo ritmo presto finiremo con l’esaurire le riserve del pianeta. E faremo la fine degli abitanti dell’Isola di Pasqua, che sono morti per l’esaurimento delle risorse naturali del loro ambiente. Questo mentre una parte di popolazione muore per l’obesità e un’altra per mancanza di cibo.
Non siamo padroni del mondo. Piuttosto, dovremmo assumere il ruolo di amministratori saggi ed equilibrati. Amorevoli padri di famiglia in grado di guardare sì al nostro piatto, ma non solo.
Ne Il gusto di essere felici, Matthieu Ricard scrive (pp156-157):
«Possiamo appellarci alle “leggi della natura”, ma una prova d’intelligenza è la capacità di considerare gli altri da un punto di vista più vasto, più saggio e più compassionevole».
Invece, per gli animali…
“La [...] sofferenza è intensa, diffusa, in espansione, sistematica e socialmente approvata. E le vittime non sono in grado di organizzarsi in difesa dei propri diritti.” (Henry Spira).
Dice ancora Ricard (ibidem):
«Sarebbe infatti una ben strana libertà se ci servissimo del diritto del più forte per nutrirci della vita degli altri, facendo del nostro stomaco il loro cimitero! Chi ci dà il diritto di costruire i nostri agi sulla sofferenza degli altri?».