La Dieta del Guerriero 1: attenzione agli specchietti per le allodole
Questa è la prima parte di un post di cinque puntate, che ha lo scopo di fare chiarezza su un aspetto importante della Via del Guerriero: la nutrizione. Districarsi tra regimi alimentari dai nomi esotici, capire come individuare fonti attendibili e come regolarsi a tavola, considerando che uno dei quattro pilastri della Via è l’esercizio marziale, che è strettamente legato all’attività fisica.
Le persone che desiderano (o devono) perdere qualche chilo sono tante e per la legge del mercato, si moltiplicano le proposte di regimi alimentari alternativi. Spesso, una dieta è proposta non solo per un periodo di tempo limitato e per perdere peso, ma come regime alimentare per il benessere e per tutta la vita. Riviste, libri e siti web propongono diete di ogni tipo e diventa difficile orientarsi in questo mare d’informazioni. Anche se la risposta giusta e più semplice (e spesso la più economica) è già nota ed accessibile a tutti:
Per dimagrire occorre mangiare meno di quello che si consuma.
Ridurre un po’ le porzioni, tenendosi quindi un po’ di fame; mettersi le scarpette da corsa, iscriversi in palestra o abbonarsi alla piscina. Ad alcuni potrebbe sembrare faticoso o mortificante, ma la realtà è che questo è il miglior sistema che la scienza ha trovato per perdere peso. Tutto qui. In termini tecnici si dice che è un regime alimentare ipocalorico. Bisogna cambiare approccio e mentalità, adottare un altro stile di vita.
Molte teorie fantasiose
Nonostante tutto sulle pagine patinate imperversano la cronodieta, la dieta a Zona, la paleodieta, la dieta del minestrone e quella dei gruppi sanguigni. Alcuni hanno addirittura dato il proprio nome al loro personale approccio all’alimentazione (p.e. Atkins, Dukan, Lemme, Scarsdale, Montignac, Kousmine). E perché non citare anche la vecchia Macrobiotica?
La maggior parte di queste diete promette dimagrimenti in tempi rapidi ed è variamente di tipo iperproteico. In queste la ripartizione dei macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) è sbilanciata verso queste ultime. Si tratta di un meccanismo ben noto a medici e fisiologi: con pochi carboidrati si obbliga l’organismo a bruciare i grassi, dimagrendo, sì, ma con l’enorme svantaggio di sovraccaricarlo per smaltire l’elevata quantità di proteine assunte. Tra l’altro, un consumo eccessivo di proteine favorisce lo sviluppo dell’osteoporosi, dato che l’organismo deve controbilanciare l’acidità di queste con il calcio preso (anche) dall’osso. (La Macrobiotica non è iperproteica ma è comunque dannosa per via dell’elevato contenuto di sale delle salse di soia, impiegate in modo abbondante).
Un altro elemento comune tra alcune queste diete è che molto spesso le basi scientifiche sono molto deboli, o proprio non esistono. In alcuni casi si assiste all’invenzione di sana pianta di concetti non legati al consenso scientifico (p.e. cronodieta [cit], dieta a Zona [cit], dieta dei gruppi sanguigni [cit], Macrobiotica [cit]), oppure alla fusione di elementi scientifici con “deliri inutili” (Kousmine [cit]).
Infine, c’è da notare il fatto che spesso sono il parto di una mente sola (anche se alcune hanno somiglianze tra di loro). E tutti gli altri medici, dietisti, biologi nutrizionisti? Non sono sufficientemente geniali da pensare anche loro soluzioni così intelligenti?
Non esiste il genio solitario
La realtà è che la comunità scientifica è in costante comunicazione. Ogni medico, ricercatore, biologo che pubblica sulle riviste scientifiche del settore è controllato (peer-review) da altri suoi pari. Le idee di uno sono vagliate dagli altri. Una baggianata non sopravvive a lungo e le conoscenze (vere) si consolidano, solidificano e stratificano negli anni. Quelle non vere escono dal circuito scientifico e in certi casi approdano alle riviste, ai libri e ai siti web.
La scienza della nutrizione procede con la giusta calma, ma ha già accantonato solide conoscenze nel campo della fisiologia. Insomma (loro, i medici e i ricercatori) sanno come funziona il metabolismo, i processi digestivi, l’assimilazione e così via. Le ricerche che attualmente vengono svolte sono orientate a dettagli che solo il tempo e una lunga ricerca potrà convertire in direttive pratiche (ma questo è un altro argomento).
È altamente improbabile che qualcuno, lo si può immaginare come il genio solitario, salti fuori con una nuova e brillante teoria in grado di sbancare dove tutti gli altri hanno fallito. C’è gente che queste cose le studia da decenni. E che ha imparato da persone che le hanno studiate da una vita.
Odifreddi ci ha ricordato che Einstein diceva: «La Scienza non è una repubblica delle banane, dove le rivoluzioni succedono ogni giorno».
L’autore sperimentatore
Nonostante questo ci sono autori, anche non medici, che “sperimentano” regimi dietetici particolari, come quelli prima elencati, per provare e verificare se funzionano. Fanno prove, testano, verificano. Talvolta ci aggiungono le loro personali considerazioni, sulla base della propria esperienza. Poi magari ci scrivono libri o ebook per dire quello secondo loro funziona e cosa no. È una cosa che fa sorridere, se pensiamo al valore di un esperimento condotto da un uomo solo, che magari non è medico e neanche biologo e per un periodo di tempo breve.
Vogliamo confrontare la forza di questo tipo di esperimenti con la ricerca scientifica, che coinvolge migliaia di ricercatori in tutto il mondo? Con gli studi epidemiologici che coinvolgono decine di migliaia di persone, di tutte le razze, di tutti i ceti sociali, in tutte le parti del mondo, di tutte le età? I risultati di questi studi, attraverso la forza della statistica, sono stati riassunti in un insieme di conoscenze condivise dal mondo scientifico.
Un insieme di conoscenze che non solo sono la chiave giusta per combattere il sovrappeso, che è un importante fattore di rischio per la salute. Ma che individuano anche la dieta migliore per l’essere umano, quella che lo ripara il più possibile dalle malattie legate al cibo.
[continua: nella seconda parte le linee guida]
