Archivio per ottobre 2011
Caldo e freddo nel Sol Levante
Dopo una settimana in cui in casa eravamo abbastanza infreddoliti, abbiamo acceso il riscaldamento. E mi è tornato in mente quel che sapevo sulle usanze dei giapponesi dell’epoca feudale in merito al riscaldamento.
Come molti sanno, a quell’epoca le persone vivevano sostanzialmente in capanne di legno con il tetto in paglia. Decisamente non la soluzione migliore per tenere le persone al caldo, anche considerando che le isole giapponesi si dislocano nel globo terracqueo attraverso diversi paralleli. Al Nord, nella regione dell’Hokkaido, può fare anche molto freddo.
Non ho fatto una ricerca approfondita sull’argomento, ma due o tre curiosità le posso raccontare.
Per prima cosa è bene ricordare che, cosa che peraltro vale anche per tutte le altre popolazioni della Terra, in quel periodo la fatica fisica era una costante nella vita delle persone, che quindi si “scaldavano” per il semplice fatto di fare attività fisica tutto il giorno. Oggigiorno è più facile sentire freddo, per via della sedentarietà che “rallenta” il flusso sanguigno.
Ma terminate la fatiche della giornata il giapponese era atteso a casa dal bagno tradizionale: un’ampia tinozza d’acqua continuamente scaldata da pietre arroventate nel fuoco. Il bagno si faceva a turni: prima il padrone di casa, poi i figli, la moglie e quindi la servitù. Un indizio su come erano considerate nel donne nel giappone feudale ce lo da’ anche questo particolare: il loro turno veniva appena prima della servitù. Ovviamente – e qui sta la grande differenza con le nostre tradizioni – il bagno si faceva con il corpo pulito. Ci si lavava prima e ci si immergeva nell’acqua calda solo per ristorarsi e ovviamente scaldarsi.
In alternativa o aggiunta ci si poteva recare alle terme (Onsen). “Per definizione gli onsen usano l’acqua calda proveniente da sorgenti riscaldate geotermicamente, tipicamente per fenomeni di natura vulcanica” [cit. Wikipedia]. Come è noto, il Giappone è un’isola di origine vulcanica, e queste fonti sono abbastanza diffuse.
Un altro sistema per scaldarsi, banale e attuale, era l’uso di bevande calde, come ovviamente il noto té verde.
Nei monasteri Zen, invece, al posto del pasto serale si era soliti posizionare sullo stomaco una pietra scaldata nel fuoco, lo yakuseki, che doveva servire ad alleviare i morsi della fame – e in una certa misura a scaldare il corpo.
Di questi e altri argomenti si è parlato a Higan nel 2007, un’iteressante manifestazione dedicata al paese del Sol Levante purtroppo negli ultimi anni divenuta inattiva. Di fronte all’incalzare delle domande sul freddo che, nonostante tutti gli accorgimenti possibili, secondo la platea non poteva essere facilmente contrastato con gli strumenti dell’epoca (per l’uso di capanne di legno in primis), le due relatrici ammisero: «beh, comunque un po’ di freddo lo pativano».
