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Ip Man
Recentemente ho visto il film Ip Man, il racconto semi-biografico de “il primo maestro di arti marziali che ha insegnato l’arte marziale cinese del Wing Chun”. E incidentalmente, anche il maestro del noto Bruce Lee.
Un film d’evasione, anche se per forza di cose dotato di una certa dose di violenza, anche se mai con immagini eccessive. Un film che prende spunto dalla vita del maestro e a cui aggiunge gli espedienti necessari per costruire un film d’azione con qualche spunto di riflessione sull’animo umano e la storia geopolitica. Gli avvenimenti si intrecciano infatti con gli eventi della prima metà del secolo scorso e culminano con la resa del Giappone al termine della Seconda Guerra Mondiale.
I giapponesi, forza d’invasione, come in Dalla Cina con furore vengono dipinti come feroci e irrispettosi. Ma, come nel film interpretato da Bruce Lee, dimostrano anche che le loro arti marziali sono inferiori a quelle cinesi, soccombendo alla forza del protagonista.
Ma più che la forza, in Ip Man mi ha colpito la calma del protagonista. Fin dalle prime scene, è stata questa caratteristica quella scelta dal regista per connotare il grande maestro e per differenziarlo rispetto agli altri esperti di Kung fu presenti a Foshan (la città natale del Maestro, nel sud della Cina, non lontano da Hong Kong).
“La calma è la virtù dei forti” dice un detto popolare. Più che una virtù in sé, la clama esteriore a me sembra indice di calma interiore. E la calma interiore è indice di controllo su di sé, dell’aver eliminato il dubbio interno e l’insicurezza. Di aver raggiunto un certo livello di consapevolezza e, come dice Matthieu Richard, di averlo integrato dentro di sé, rendendolo stabilmente parte della propria personalità.
Chi ha raggiunto la calma attraverso questo percorso è in grado di affrontare qualsiasi situazione.
Alcuni, vedendo una persona che si agita molto, possono pensare che si sta impegnando molto, che si sta sbattendo, che mette cuore in quello che fa. Ma non è corretto dire che una persona che si agita sta sicuramente facendo di più di una che è tranquilla. Semplicemente questo vuol dire che è più agitata di quella calma. Anche la passione non si può determinare dallo stato di euforia: si può perseguire una passione anche mantenendo un certo aplomb.
Spesso, invece, le persone si agitano, si accalorano. Utilizzano espressioni verbali crude, poco rispettose o anche maleducate. Oppure fanno gesti stizziti. Si arrabbiano. In tutti questi casi stanno solo cedendo alla loro ignoranza. Alla mancanza di conoscenza che non gli fa comprendere la vera natura delle cose.
E la vera natura delle cose è che il problema sono loro e non gli altri con cui se la prendono; che trattare male una persona non è sinonimo di decisione, ma di debolezza; che un’idea, se urlata, non acquisisce forza, ma squalifica chi la pronuncia; che una battuta sarcastica o razzista non afferma affatto la superiorità di chi la fa, ma ne sottolinea l’ignoranza; che chi bestemmia non è affatto coraggioso, ma perlomeno stupido; che chi si scompone non è per forza più risoluto di chi mantiene la calma.
Forse è per questo che il maestro Ip Man è dipinto in modo così placido?
