La Via del Guerriero

I quattro pilastri della Via

con 2 commenti

Seguire la Via del Guerriero significa dedicarsi in modo constante al miglioramento personale, attraverso un intenso allenamento che dura per tutta la vita. Sono concetti espressi anche da  Yamamoto Tsunetomo nel suo Hagakure [1]. Per esempio, Tsunetomo ci ricorda che l’allenamento del Gurriero non ha fine:

Nel coltivare se stessi, non esiste la parola «fine». Chi si ritiene completo, in realtà, ha voltato le spalle alla Via.

Inoltre, nello stesso testo, viene ricordata l’importanza dell’allenamento:

Per l’uomo è un bene sforzarsi e soffrire quanto più è possibile.

I quattro pilastri (o pratiche, esercizi, allenamenti) fondanti della Via del Guerriero sono l’esercizio marziale, fisico, mentale e dell’energia interna. I primi tre sono collegati tra di loro, come vertici di un triangolo: la pratica marziale è caratterizzata dalla pratica dell’unità mente-corpo, due elementi che sono allenati dall’esercizio fisico e mentale. Ma è anche opportuno rilevare come nell’esercizio fisico ci possano essere componenti meditativi, e quindi di allenamento mentale. Il quarto pilastro, la cura dell’energia vitale, è trasversale ai primi tre, in quanto la disponibilità dell’energia interna (o ki [vedi: disponibile a breve]) è necessaria per tutti e tre gli esercizi, che costituiscono anche un allenamento del ki.

Ritengo che questi quattro pilastri emergano spontaneamente nella mente del praticante in seguito a una pratica sufficientemente prolungata di una disciplina orientale, come suggerito in [2]. Questo può avvenire per un ragionamento molto semplice: praticando si percepisce l’importanza dell’allenamento marziale per la propria realizzazione, come strumento di completamento personale. Essendo la maggior parte delle discipline di unità mente-corpo in qualche modo impegnative sul piano atletico, appare subito chiara la necessità di raggiungere una forma fisica sufficiente. La necessità dell’allenamento mentale, che si può ottenere tramite la meditazione, è forse meno probabile che sorga spontaneamente. Un buon Maestro però è sempre pronto a suggerire questa necessità, stimolando l’allievo ad approfondire le proprie conoscenze in quest’ambito.
Infine, la necessità di curare l’energia vitale sorge facilmente nell’allievo che interessato a praticare sessioni di allenamento soddisfacenti, ha tutto l’interesse ad arrivare a lezione con una buona carica d’energia interna.

Conferma della validità dei quattro pilastri ce la fornisce Marco Alati, che in [3] – pp105, spiega che questi concetti sono presenti anche nella tradizione cinese delle arti marziali:

Altri Sistemi Fondamentali delle Arti Marziali Cinesi sono lo “Shengong” (Shen Kung), l’”Esercizio Fisico”, essenziale per il mantenimento delle capacità corporee del Praticante, il “QIGONG” (Ch’i Kung), l’”Esercizio dell’Energia Interna”, necessario allo sviluppo delle capacità interiori ed energetiche, e il “NEIGONG” (Nei Kung), l’”Esercizio delle Facoltà Mentali” attraverso pratiche di meditazione per la ricerca dell’Equilibrio Interiore e Spirituale.

L’aspetto interessante e necessario da ribadire è che le modalità degli esercizi, come l’intensità della loro pratica sono elementi fortemente soggettivi. Le persone hanno priorità e problematiche differenti e ciascuno decide se, come e quali specifici stili di vita seguire. Le informazioni che seguono sono quindi suggerimenti e informazioni utili al fine di circoscrivere meglio i quattro pilastri della Via.

Meditazione

Il primo pilastro è la meditazione. Lo cito per primo perché lo ritengo il più importante. La meditazione è ciò che il Buddha ha praticato per giungere al risveglio e dato che lo scopo della Via del Guerriero è “vincere” il proprio ego è decisamente una pratica appropriata. Non per nulla il simbolo di questo sito è una testa di Buddha.

La pratica della meditazione porta a un aumento della propria consapevolezza. Una maggior consapevolezza porta a un’espansione della coscienza. Essere consci è lo strumento che permette di rimuovere l’infelicità, che spesso è generata dalla nostra errata percezione del mondo. In questo modo possiamo vedere ciò che è, non la rappresentazione che ci siamo fatti della realtà.

La meditazione è una forma di allenamento per la mente, sviluppa il cervello in termini fisici di massa e qualità. Diversi studi scientifici hanno dimostrato l’importanza di questa pratica per il benessere della persona: accresce energia e resistenza alle malattie, migliora l’equilibrio automatico, l’efficacia fisiologica (metabolismo basale) e il coordinamento tra mente e corpo. Riduce cause d’insonnia, irritabilità, stati di tensione, pressione arteriosa, problemi cardiaci. Sviluppa l’organizzazione del pensiero. Migliora creatività e produttività, sviluppa la capacità di amare e di esprimere i propri sentimenti. La meditazione è quindi una tecnica che può apportare benessere psicofisico [cit].

La meditazione in generale è la pratica della concentrazione della mente su qualcosa, generalmente un suono o un’immagine, oppure sul niente. Spesso si pratica seduti, talvolta per terra e altre volte su una sedia; raramente di è sdraiati. Gli occhi in alcune sono chiusi e in altri casi socchiusi.

Forme di meditazione diffuse sono lo Zen, la Vipassana, la Meditazione Trascendentale e lo Yoga.

Lo Zen è descritto in [4] come:

Nella sua essenza è l’arte di percepire la propria natura originaria e divina. Vi si giunge con la meditazione (zazen). Per la precisione, lo Zen è la ricerca di un’esperienza che permetta alla coscienza oggettiva di unirsi alla coscienza superiore, il Sé divino che è al di là della mente analitica, intellettuale e concreta. L’esperienza acquisita attraverso la meditazione Zen è chiamata “satori”. Si ottiene questo stato eliminando tutti i mutamenti della mente”. Quando si arriva a questo profondo stato di pace, appare il lampo dell’intuizione pura (buddhi) e lo studente realizza un certo grado di vacuità. Purificare la mente e renderla liscia come la superficie di un lago, questa è la meta finale delle pratiche del budo.

Nello Zen la meditazione è senza oggetto (come in altre forme di meditazione più o meno direttamente legate al buddismo o derivate dallo Yoga). Quando si siede in zazen la concentrazione non avviene su alcunché; i pensieri che sorgono vengono lasciati andare, senza attaccamento. Gli occhi sono socchiusi.

Altre pratiche meditative sono incentrate sulla contemplazione di una forma, sia essa reale che immaginaria. In questo secondo caso si parla anche di visualizzazione. Per esempio, nel Sahaj Marg c’è la visualizzazione dell’area del cuore – a occhi chiusi, mentre nello Yoga esiste una forma di meditazione che prevede la contemplazione di una candela, il trataka, che ovviamente si pratica a occhi aperti.

Esercizio fisico

Altro elemento propedeutico all’esercizio marziale è quello fisico.

L’allenamento fisico può avvenire praticando un qualsiasi disciplina motoria, anche di tipo occidentale, ma alcune sono più indicate di altre. Per esempio, il body building ha lo scopo di ottenere un fisico scultoreo, potente e massiccio. Ma questo non è un aspetto essenziale nelle arti marziali, dove non è importante la forza quanto l’agilità e l’equilibrio. Nel basket, invece, si fanno spostamenti laterali che sembrano simili ad alcuni movimenti di arti marziali.

Un buon allenamento fisico si può ottenere con il nuoto o anche con il ciclismo, il jogging o il running.

Un’ottima pratica di esercizio fisico è il trekking: dal punto di vista motorio si tratta di camminate lente, in salita e in discesa, in un contesto naturale solitamente di tipo montano. Il tipo di sforzo: continuativo, senza picchi è ottimo per un allenamento di resistenza. La vetta da raggiungere è lo scopo a breve termine in cui mettere tutto il proprio essere; la fatica per ottenere questo scopo richiede l’attenzione all’uso della propria energia interna. Questi aspetti portano a completare l’attività fisica con quella meditativa, dato che l’uso migliore delle proprie risorse lo si ottiene mantenendo la mente sgombra dai pensieri. È corretto notare che questi aspetti si possono presentare anche nel ciclismo e nel running, anche se è meno automatico dato che spesso si corre in una pista (manca l’obbiettivo da raggiungere, che nel trekking è la vetta).

Infine, come nota di colore è interessante notare che in [5] si dice che:

Nel taoismo le montagne tradizionalmente sono riverite come luoghi dotati di un potere speciale, dove il ch’i o “energia vitale” è particolarmente forte.

Esercizio marziale

Un grande maestro diceva: “Tutti abbiamo una croce, o la porti o ti schiaccia”.
Chi segue la Via del Guerriero decide di portarla.

La vera vita è tale se vissuta in armonia con l’armonia universale, dove le contraddizioni tra le dualità sono armonizzate e unificate. Una vita vissuta pienamente, in consapevolezza, dove tutte le facoltà e potenzialità dell’individuo trovano piena espressione. È il modo migliore per portare la propria croce.

Due discipline di derivazione marziale particolarmente interessanti per noi sono l’AikidoTai Chi Chuan. Ma ogni arte marziale, se insegnata correttamente, diviene uno stile di vita.

Cura dell’energia interna

Come artisti marziali, il corpo è il nostro strumento. Un tempio da preservare e conservare, anche per rispetto verso i genitori e la società. Lo stesso vale anche per artisti di altro genere, per esempio per i musicisti.

È importante quindi andare a letto presto e svegliarsi presto. Pranzare presto e cenare presto. Adottare una dieta il più possibile sana. Mangiare poco e leggero. Consumare abbondante acqua, sia interiormente che esteriormente. Evitare di bere alcoolici, fumare o assumere sostanze stupefacenti. Non frequentare, per quanto possibile, luoghi inquinati.

Lo sviluppo dell’energia interna può anche essere perseguito attraverso gli esercizi psicofisici del Qi Gong, che hanno dimostrato scientificamente la loro validità come supporto per il benessere e la salute del praticante.

Bibliografia

[1] Yamamoto Tsunetomo, “Hagakure”, editori vari
[2] A cura di Sergio Raimondo, “Vibrazioni nella forza. Storia critica delle discipline orientali”, La Meridiana.
[3] Marco Alati, “Arti Marziali Cinesi, Tecnica e Tradizione”, Altanor
[4] Micheal Coquet, “La vera forza delle arti marziali”, Amrita
[5] Jennifer Oldston-Moore, “Capire il taoismo”, Feltrinelli.

Scritto da Max

12 febbraio 2010 a 12:40 pm

2 Risposte

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  1. [...] » Ho approfittato di qualche ora libera per iniziare a stendere una bozza della pagina I quattro pilastri della Via. Ora questa è pubblicata, ma si tratta ancora di una bozza. La parte iniziale è da integrare [...]

  2. [...] settimana per imparare le tecniche dell’a.m. che si sta studiando. È un processo lungo, che dura tutta la vita. La natura dell’allenamento marziale è una continua ricerca della “perfezione” [...]


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