La Via del Guerriero

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Le discipline orientali hanno nomi composti da più termini; la maggior parte di queste, e sono quelle che maggiormente ci interessano, hanno come ideogramma terminale dō (termine giapponese, mentre è tao in cinese anche se è bene notare che all’interno della cultura cinese il termine assume significati diversi legati al taoismo).
Come sappiamo gli ideogrammi possono avere numerosi significati ed esprimere sfaccettature diverse; richiedono più parole occidentali per essere resi. D’altronde, Occidente e Oriente hanno una certa impedenza culturale: l’uomo, le sue paure e desideri, i suoi meccanismi psicologici e mentali sono comuni, ma la cultura è differente. Si può trovare corrispondenza diretta per termini che rappresentano cose e animali, dato che sono uguali sia qui che là. Ma quando si entra nel campo dei concetti e dei sentimenti non sempre esiste una corrispondenza diretta tra un ideogramma cinese o giapponese e una parola occidentale.
Non fa eccezione la parola dō, che è solitamente tradotta come cammino, percorso e spesso come Via, in senso non solo fisico, ma anche spirituale. Si tratta quindi di un percorso di crescita personale volto a sviluppare i lati positivi e a limitare quelli negativi.
La pratica costante di una disciplina orientale di questo tipo promuove nel praticante un’inclinazione spontanea a un certo approccio alla vita e seguire determinate regole morali ed etiche [1]. L’insieme di queste costituisce quello che si potrebbe identificare con uno stile di vita.
La Via del Guerriero individua quindi il percorso che segue il Guerriero, indipendentemente dalla specifica disciplina o arte marziale in cui si sta allenando in modo principale. È una Via che può essere diversa da praticante a praticante: si tratta infatti di un percorso personale, che quindi può differire in funzione della soggettività. Sempre, però, possiede alcune caratteristiche comuni, derivate dall’etica marziale.
Quella che segue è una possibile interpretazione di questo stile di vita.
I cinque precetti
I precetti buddhisti sono traduzioni nella vita pratica del Nobile Ottuplice Sentiero. Si tratta di indicazioni di ordine morale di cui si può trovare corrispondenza in molte altre religioni, come il cristianesimo o l’islam. Nella Via del Guerriero il Buddhismo interessa dal punto di vista filosofico, come elemento integrativo della pratica e della filosofia morale personale. D’altra parte è bene ricordare che molte arti giapponesi e non solo, incluse quelle marziali, sono state fortemente influenzate dallo Zen, una forma di buddhismo contaminata dal taoismo [2].
I cinque precetti essenziali sono: non uccidere, non rubare, non avere condotte sessuali erronee, non esprimersi in modo offensivo e volgare, non consumare alcol o sostanze che alterano la lucidità mentale. Il nobile ottuplice sentiero, da cui questi precetti sono derivati, includono le rette comprensione, motivazione, parola, azione, vita, sforzo, consapevolezza e concentrazione.
Si tratta di precetti e indicazioni che si prestano a interpretazioni personali e possono essere rispettate in modo più o meno stringente. Forniscono la direzione corretta, lasciando al praticante la decisione della loro applicazione pratica.
I sette principi
Un insieme di principi a mio avviso condiviso da tutti i praticanti di discipline orientali a orientamento marziale sono i sette principi del Bushidō, una raccolta di principi etici adottati dai guerrieri giapponesi. Il Bushidō, nella sua globalità, è un codice di condotta e un modo di vita che include numerosi regola e talvolta estreme conseguenze, come l’obbligo al suicidio rituale in caso di disonore del samurai. Si tratta di elementi che oggi possono apparire anacronistici ed eccessivi, che non hanno a che vedere con la Via del Guerriero come la intendiamo qui (si ricordi che questo blog propone un approccio moderno alle discipline orientali).
I quattro pilastri
Quattro pratiche rappresentano i cardini della Via dal punto di vista delle attività svolte dal Guerriero. L’elemento principale è l’esercizio marziale, il cui scopo è di sviluppare l’integrazione (o unità) mente-corpo. Questo è coadiuvato dall’esercizio mentale e fisico, che sono elementi di supporto alla prima pratica, ma non solo. Infine c’è la cura dell’energia vitale (Ki), essenziale in quanto questo elemento, ancorché sottile e trasversale, è importante per sostenere qualsiasi tipo di attività, soprattutto se particolarmente impegnativa per l’essere come quelle qui descritte. Percorrere la Via del Guerriero significa dedicare le proprie risorse psicofisiche all’esercizio di queste pratiche, attraverso un allenamento costante e che dura per tutta la vita.
Conclusioni
La Via del Guerriero comporta quindi il seguire un’etica e una filosofia morale basata sui sette principi del Bushidō; l’agire rispettando i cinque precetti del buddhismo e il dedicarsi alle quattro pratiche della Via. L’insieme integrato di tutti questi elementi costituisce lo stile di vita del Guerriero.
Bibliografia
[1] A cura di Sergio Raimondo, “Vibrazioni nella forza. Storia critica delle discipline orientali”, La Meridiana.
[2] Jennifer Oldston-Moore, “Capire il taoismo”, Feltrinelli.